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Antiossidanti killer? Un (cattivo) esempio di informazione sul prestigioso sito Repubblica.it/salute
Per chi può, un congresso ad hoc a Genova, il 28 ed il 29 aprile
Sta suscitando perplessità e non pochi dubbi – tra addetti ai lavori e non – il recente contributo “L’altra faccia degli antiossidanti. Alcuni danneggiano il DNA” apparso sul sito de La Repubblica nella sezione dedicata alla Salute .
Secondo quanto riportato da Sara Ficocelli, che ha firmato l’articolo, un gruppo di studiosi guidati da Kyungjae Myung del National Human Genome Research Institute (NHGRI) di Bethesda, avrebbe dimostrato che 22 “antiossidanti”, inclusi il famoso resveratrolo, polifenolo contenuto nel vino rosso, la genisteina, un isoflavone estratto dalla soia, e la baicaleina, un flavonoide estratto dalla Scutellaria lateriflora, possono indurre lesioni al DNA.
Di qui l’allarme: attenzione agli antiossidanti, perché alcuni di essi danneggiano il DNA, appunto.
Abbiamo chiesto un parere in merito al dr. Eugenio Luigi Iorio, presidente dell’Osservatorio Internazionale dello Stress Ossidativo. Secondo lo studioso, che ha apprezzato, comunque, al di là della notizia “spot”, i diversi “distinguo” riportati nello stesso articolo da altri studiosi, i giornalisti dovrebbero controllare accuratamente le fonti prima di lanciarsi in affermazioni categoriche.
In allegato potete leggere anche voi lo studio originale citato, fornito da Iorio. Già dal suo riassunto (abstract) si rileva che le tre sostanze incriminate sono risultate sì genotossiche, ossia in grado di indurre, in un test in “provetta”, un danno al materiale genetico, ossia al DNA, ma non “mutagene”.
Quello che La Repubblica non riporta, inoltre, è che, secondo lo stesso studio 2 delle 3 sostanze incriminate, il resveratrolo e la genisteina, proprio per le proprietà genotossiche, hanno esibito, nelle stesse condizioni sperimentali, la singolare proprietà di uccidere cellule cancerose resistenti a molti chemioterapici.
Ma questo lo si sapeva: molti antiossidanti, anche in funzione della loro dose, possono diventare pro-ossidanti. Per esempio, la vitamina C a dosi farmacologiche, ossia superiori a quelle fisiologiche, induce la produzione di acqua ossigenata, un potente ossidante che però, può essere sfruttato per uccidere cellule neoplastiche (come dimostra un altro studio pubblicato sulla stessa rivista in questione, in allegato).
Insomma antiossidanti come chemioterapici anti-tumorali.
La realtà – secondo Iorio – è che molte persone oggi usano integratori senza sottoporsi ad alcuna valutazione del bilancio ossidativo.
La domanda allora è la seguente: perché i media non dedicano sufficiente spazio a tests di laboratorio, come quelli del Panel Carratelli, che potrebbero consentire al medico di individuare i soggetti a rischio di carenze di antiossidanti e di indirizzarli a terapie personalizzate, assolutamente innocue? Perché tutti devono essere invitati a controllare i livelli di colesterolo prima di assumere un ipocolesterolemizzante e non a valutare il proprio bilancio ossidativo prima di assumere antiossidanti?
A queste domande cercherà di dare risposta un importante convegno in programma a Genova il 28 ed il 29 aprile, sotto l’egida dell’Università degli Studi del capoluogo ligure (scarica la locandina). |