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Malattia di Parkinson e d-ROMs Test

 

Allarme malattie neurodegenerative: colpa dello stress ossidativo?

Il caso “Parkinson”.


Le malattie neurodegenerative rappresentano un gruppo eterogeneo di patologie neurologiche, con frequente interessamento muscolare. Esse sono caratterizzate da un esordio subdolo e da un decorso capricciosamente evolutivo che può condurre, talvolta in tempi anche brevi, ad una grave compromissione delle normali funzioni vitali, quali la fonazione, la respirazione, la deglutizione e la deambulazione.

Si ascrivono ad esse la demenza di Alzheimer, la malattia di Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica, la sclerosi multipla, la Corea di Huntington, etc.

Sono state formulate molte ipotesi per cercare di spiegare perché l’incidenza di queste patologie è in preoccupante aumento e quella dello stress ossidativo sembra essere tra le più accreditate. Malattie neurodegenerative

Infatti, l’asse encefalo-spinale, è già di per sè altamente suscettibile agli insulti ossidativi per una serie di ragioni. La prima è da ricondurre al suo stesso metabolismo, basato quasi esclusivamente sul consumo di ossigeno, uno dei “genitori” dei temibili radicali liberi. Inoltre, le membrane dei neuroni, già scarsamente prone ad accumulare antiossidanti, quali la vitamina E, possiedono molti acidi grassi polinsaturi, che sono il bersaglio primario dell’attacco radicalico. Nel caso della malattia di Parkinson, poi, è il metabolismo stesso del neurotrasmettitore (la dopammina), di cui sono carenti i pazienti che ne sono affetti, ad essere fonte di metaboliti “ossidanti”.

Di questi aspetti parlerà ad Arenzano il  21 dicembre il dr. Eugenio Luigi Iorio, presidente dell’Osservatorio Internazionale dello Stress Ossidativo, nell’ambito di un importante corso di aggiornamento per neurologi (vedi Programma).

L’occasione sarà propizia anche per la presentazione dei risultati di un recente studio eseguito nel Cilento (provincia di Salerno) su un gruppo di  pazienti  affetti dalla malattia di Parkinson che hanno mostrato, rispetto ai controlli, valori significativamente più elevati di stress ossidativo, misurato attraverso il d-ROMs Test.

Una diretta conferma di quanto devastante possa essere l’effetto di una produzione incontrollata di specie chimiche reattive ma anche, forse, la concreta speranza di poter almeno rallentare, in un prossimo futuro, l’evoluzione inesorabilmente progressiva della malattia attraverso un uso razionale e mirato di modulatori fisiologici ad azione antiossidante.