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Animali a rischio stress ossidativo!

 

Animali a rischio stress ossidativo: ci pensa il Ministero della Salute!

Neanche gli Animali sfuggono agli effetti, positivi e negativi, dei radicali liberi. Una ricchissima letteratura scientifica internazionale, accumulatasi nel corso degli ultimi dieci anni specialmente con il Panel Carratelli , lo documenta il maniera evidente. Labrador

Per esempio, i cani Labrador, ampiamente utilizzati per la ricerca delle persone tra le macerie dopo calamità naturali o per l’individuazione della presenza di esplosivi nel contesto della prevenzione del terrorismo, esibiscono valori di d-ROMs Test ampiamente inferiori a quelli rilevati nell’Uomo, probabilmente perché nel corso dell’evoluzione essi hanno conservato la capacità di produrre la vitamina C, un potente antiossidante, direttamente dal glucosio (Pasquini e Iorio, 2008).E’ per questo motivo che noi, al contrario dei cani, siamo costretti ad assumere dall’esterno questo prezioso nutriente attraverso la frutta e la verdura.

Così, “pescando” dal nostro database, veniamo a conoscenza che sono ormai numerosissime le specie animali di cui conosciamo i valori di riferimento del d-ROMs Test e, in molti casi, dell’OXY-adsorbent Test, dai Pesci agli Uccelli, dagli ovini ai bovini, dai roditori ai suini. Singolare è lo studio, per esempio, eseguito, attraverso questi strumenti analitici, sui Pinguini di una vasta colonia Pinguinidell’Antartide.

La novità è che finalmente il Ministero della Salute, nell’ambito del Piano Nazionale integrato 2011-214, ha inserito ufficialmente il d-ROMS Test e l’OXY-Adsorbent Test (con i codici, rispettivamente, NK 2324 ed NK 2325), tra i metodi di prova interni accreditati per valutare il benessere animale (vedi qui) .I laboratori di riferimento per l’esecuzione delle valutazioni sono quelli della Sede Centrale dell’Istituto Zooprofilattico di Lombardia ed Emilia Romagna (Brescia).

Intervistato a riguardo, Eugenio Luigi Iorio, presidente dell’Osservatorio Internazionale dello Stress Ossidativo – che è in costante contatto con l’Istituto Superiore di Sanità – ha ribadito che "i tempi sono ormai maturi per un analogo riconoscimento ufficiale di queste metodiche anche nell’ambito umano, dove, le evidenze sperimentali e cliniche favorevoli sono ampiamente superiori rispetto a quelle rilevate nel settore zooprofilattico ma, paradossalmente, le Istituzioni Sanitarie competenti non si sono ancora attivate in maniera congrua".

Almeno per ora, comunque, grazie all’opportunità di valutare lo stress ossidativo, i nostri amici a quattro zampe, ma anche gli animali da reddito possono dormire sonni più tranquilli. E noi con essi.